L’artificio della regressione in Tron

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Prima di sedersi davanti allo schermo le premesse di Tron Legacy sono esaltanti: E’ il seguito di un film di successo che ha fatto scalpore all’epoca e ha gettato le basi per il superamento di alcune frontiere nell’ambito dell’intrattenimento.

Tron:

Anni ’80 siamo quasi all’esordio di una età dell’oro per i videogames che allora stavano iniziando la transizione da protagonisti di quei luoghi cult, le sale giochi, allora simbolo e aggregante sociale per intere generazioni,  al ruolo più defilato e disgregante come unici interlocutori dell’intrattenimento domestico.

Il protagonista è il giovane Flynn, un creativo (cioè un programmatore) di videogiochi appunto che trova il modo di intrufolarsi nella rete dove il MCP (master control program) ha preso il controllo dell’intero sistema operativo  e persino dei vertici dell’azienda che l’ha creato, la Encom, la grande azienda di videogames dalla quale Flynn è stato allontanato.  Il mondo di cui Flynn viene a conoscenza è un mondo fantastico che non ha niente a che vedere con quello reale presente, viene proiettato in un universo extraterrestre che genera stupore non solo nel protagonista ma anche nello spettatore in un’ epoca in cui non esistono i cellulari.

Diventa predominante dunque la tematica evasiva tipica di quegli anni e in generale corteggiata durante tutte le epoche prettamente decadenti.

Nokia N8 in TronInteressante fare un paragone con quello che succede nell’attuale Tron Legacy. Il “ragazzo normale” nel nuovo capitolo è ora il giovane Flynn, figlio (ed erede) del personaggio interpretato da Jeff Bridges. Il protagonista nel quale lo spettatore tende ad immedesimarsi  (e dunque si delinea il target del film) è anche felice possessore di una meravigliosa Ducati e di un cellulare Nokia N8 (prezzo di acquisto circa 600€), un concentrato di tecnologia da fare invidia alla Encom (e agli intercettatori). Il giovane Flynn ha già il mondo ai suoi piedi e può permettersi di tuffarsi con un parapendio su una strada trafficata dopo essersi fatto beffe prima dell’evolutissimo sistema di sicurezza della Encom (sempre grazie all’N8) e poi degli agenti di polizia. Gli fanno un baffo i normali problemi della vita: il lavoro, le donne, la carriera, sorge un paragone spontaneo con il vecchio Flynn, chiuso in uno stanzino in un’atmosfera di lotta contro i limiti naturali dell’essere umano (il potere, l’ingiustizia ecc..).

Aprendo una parentesi è interessante notare come non si parli più di consumismo da quando è riuscito quest’ultimo a contagiare anche gli strati più anarchici finendo per taccheggiare anche i portafogli più avveduti. Appare altresì inquietante che la pubblicità occulta (altro termine recentemente scomparso) mai regolamentata nel disciplinare ma che da sempre era evitata nel nome del buon gusto cinematografico o nel segno del rispetto per la libertà del consumatore sia diventata oggi la principale forma di autofinanziamento, non dei film d’autore ma delle pellicole da corsa al botteghino. Con l’unico obiettivo di aggiungere soldi ai soldi quasi sempre a scapito della qualità.

Tornando al film ecco che FLynn Jr. si vede proiettato alla stregua del padre nel flusso di dati della rete. Il mondo virtuale non è però più in grado di stupirci, nemmeno con il 3D, forse perché ci siamo sempre più abituati. Ecco che la virtualità non è più il regno fantastico e adimensionale al quale Tron 2.0 ci aveva abituati (almeno concettualmente) ma il luogo dove i nostri desideri più o meno inconsci vengono proiettati.  Invece che di evasione si può parlare di invasione (in questo caso del mondo virtuale da parte del reale). La separazione tra mondi lontani ha lasciato il posto al paradigma di second life. Tron Legacy non è più il mondo dove il protagonista “gioca” ma è quello dove trova se stesso e ciò che desidera. Non solo: mentre nella realtà di FLynn parlavo di consumismo, nel suo mondo virtuale il materialismo dilaga in modo esponenziale. Qui abbiamo la moto più evoluta e potente, bambole che ti assistono con tutine aderenti, ed altri oggetti feticcio da far drizzare i capelli. Se Tron 1 aveva cercato il fantastico, il “fantastico” Tron Legacy trova il “ricercato” e lo fa anche nell’arredamento. Infatti in tutti questi anni Doctor Flynn ha volutamente perso tempo  come home dresser, comprando lampade ad arco (da migliaia di euro), le posate d’argento, i lampadari di Murano, i portachiavi Swarowski. Ma cosa c’entrano con i flussi di dati? Dimenticavo qui si tratta di programmazione, non sono acquisti. Lui li ha creati. Non ci resta che sperare…

La ducati in tronSe sul repentino cambio di personalità del vecchio Flynn sembrerebbe ridicolo scervellarsi (sarà la vecchiaia), nel giovane Flynn è tutto chiaro e limpido. Mentre nel mondo reale non aveva la ragazza, in second life non ha perso tempo: prima lo spogliano e lo rivestono (meglio) quattro sirene in bianco, dopodiché sulla base di autentiche interazioni sentimentali del tipo “io ti salvo la vita/no, te la salvo io” è in grado di fare anche la sua bella conquista. Ma non è umana, è un flusso di dati sorgente; e qui almeno il messaggio non è contraddittorio.

Nel frattempo il vecchio Flynn per salvare il figlio è costretto a rinunciare alla sua esistenza distruggendo anche se stesso insieme al nemico (la sua creazione) siglando il senso generale del film: Il personaggio è davvero se stesso quindi in grado di autoeliminarsi.

Mentre nel primo Tron alla fine se ne sentiva il bisogno, Il ritorno alla realtà (ma qual’era?) è poco credibile in Tron Legacy. Mascherato da lieto fine si compie il grande passo. Mentre Flynn si sublimava a virtuale, per permettere alla giovane coppia di esistere l’eroina regredisce alla forma umana. Piuttosto In linea con i tempi.

Mattia


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2 risposte a L’artificio della regressione in Tron

  1. Federico ha detto:

    Mattia… devo dire che è un’analisi perfetta del senso del film. Oltretutto aggiungo a parere personale che diversi passaggi della storia sono in effetti poco logici, soprattutto tenendo in considerazione il primo film.

  2. JG ha detto:

    Fra l’altro, riguardo alla pubblicità occulta, Ducati e Nokia hanno una bella storia… Se non ricordo male Ducati forniva le moto già per i vari Mission Impossible! Ma basta, vergogna. Perlomeno che venga fatta con eleganza, vedi Blade Runner…

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