I classici da riscoprire: “Black Rain” di Ridley Scott

Ed ecco a voi, in tutta la sua gloria, Black Rain, detto anche Questo Sconosciuto. Perché mai questo strano appellativo vi chiederete?  Il suddetto film, di cui potete osservare la splendida copertina dell’edizione Laserdisc americana (la mia è proprio una mania…), è in effetti uno dei meno noti ad opera del regista Ridley Scott.

Il grande pubblico certamente lo conosce per Alien, Blade Runner, Il Gladiatore ed American Gangsters; ogni volta che un suo nuovo film arriva nelle sale, tali titoli vengono SEMPRE usati come incipit dei trailer promozionali (Dal regista di….ma metterci semplicemente il nome no?)

Black Rain è il sesto film girato da Scott ed è, a parere di chi scrive, l’ultima opera del periodo visivamente più riuscito del regista britannico. Nessuno vuole ovviamente sminuire la qualità delle pellicole successive (l’estrema cura visiva è d’altronde uno dei suoi tratti caratteristici), ma c’è una certa differenza di stile e trovate visive tra la fase Alien-Black Rain (1979-1989) e quella successiva.

La storia inizia presentandoci il personaggio di Nick Concklin (Michael Douglas), un poliziotto di New York con una difficile situazione alle spalle; divorziato da poco e con due figli a carico, riesce a tirare avanti facendo corse clandestine in moto. Dato il suo alto tenore di vita, viene accusato di corruzione dalla commissione disciplinare. Mentre è in un locale a parlarne con il giovane poliziotto Charlie Vincent (Andy Garcia) assiste all’omicidio di due gangsters giapponesi da parte di uno yakuza, che prende qualcosa dalla tasca di una delle vittime prima di ucciderlo. Messosi all’inseguimento del criminale riesce ad arrestarlo dopo un violento scontro.                                                                                                                           Il governo giapponese vuole che lo yakuza Sato, sia riportato in patria;  viene deciso che saranno proprio i due poliziotti ad accompagnarlo. Arrivati all’aereoporto consegnano erroneamente Sato nelle mani della yakuza, tratti in inganno dai gangters vestiti da poliziotti. Da questo momento i due, appoggiando la polizia giapponese, faranno di tutto per riprendere il pericoloso Sato.

La storia, complice un’ottima sceneggiatura,risulta estremamente convincente, ricca di colpi di scena e momenti significativi. Risulta in particolar modo realistico il conflitto che si instaura tra i due poliziotti americani, abituati a metodi duri e spicci, ed il maggiormente pacato agente giapponese.                                                                                                               Lo scontro tra le due culture è inevitabile e permea tutto il film, culminando nel colloquio tra l’anziano boss yakuza e Nick, dove il vecchio accusa l’America di aver rubato l’anima al Giappone, corrompendo il cuore dei giovani, ormai dediti solo al culto del denaro.                  A livello recitativo non si può che fare un applauso a Scott per la scelta degli attori e per la loro direzione: Michael Douglas è perfetto per la parte del poliziotto duro e tenace che vive di luci ed ombre; Andy Garcia risplende invece nella parte di un giovane poliziotto simpatico ed affabile. Il suo personaggio è probabilmente quello a cui ci si affeziona di più. Grande merito inoltre va dato a tutto il resto del cast, con menzione speciale al detective Matsumoto (Ken Takakura) e lo yakuza Sato (Yusaku Matsuda, morto poco dopo la fine delle riprese).

A livello di regia non si può che fare i complimenti a Ridley Scott, capace di portare in scena due metropoli in maniera realistica e fiabesca allo stesso tempo. I movimenti di camera, la cura ossessiva degli arredamenti e la fotografia ricercata rendono il film realistico e bello da guardare (come sempre presente l’onnipresente ventola che proietta l’ombra sulla scena, classico tocco dello Scott dei primi tempi). L’unico appunto che si può muovere alla regia è qualche incertezza nelle scene d’azione finali (la sparatoria) comunque perfettamente scusabili vista l’età effettiva del film.                                                                                             La colonna sonora, realizzata da Hans Zimmer, colpisce favorevolmente lo spettatore e lo aiuta a calarsi nella vicenda. Molto bello, infine, il brano cantato che ci accompagna durante le prime scene del film e nei titoli di coda.

In definitiva consiglio a tutti la visione di questo tassello importante della filmografia di Ridley Scott, spesso ingiustamente bistrattato.                                                                             Si segnala che nel nostro paese la pellicola ha avuto nel tempo non poche difficoltà distributive, risultando in effetti quasi irreperibile. Al momento è disponibile in VHS, in Laserdisc ed in Dvd (anche se in quantità limitate).                                                        All’estero (in lingua originale) si può inoltre reperire in Video Cd, in HD-DVD ed in Blu Ray Disc.

Federico

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